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Emotichorus PDF Stampa E-mail
lunedì 29 dicembre 2008

Sto leggendo un libro di Muriel Barbery intitolato "L’eleganza del riccio" e sono rimasto colpito da questo brano che descrive le emozioni trasmesse da un coro all’autrice.

 


… e poi tra le acclamazioni sono entrati i coristi, vestiti di bianco e rosso, papillon per i maschi e scamiciati lunghi per le ragazze. Monsieur Trianon si è accomodato su un panchetto, spalle al pubblico, ha sollevato una specie di bacchetta con una lucina rossa lampeggiante in cima, è sceso il silenzio, ed ecco l’attacco.

Ogni volta è un miracolo. Tutta questa gente, tutte le preoccupazioni, tutti gli odi e i desideri, tutti i turbamenti (…) tutta questa vita in cui ci trasciniamo fatta di grida, lacrime, risate, lotte, rotture, speranze deluse e possibilità inaspettate: tutto questo scompare di colpo quando i coristi si mettono a cantare. Il corso della vita è sommerso dal canto, d’improvviso c’è una sensazione di fratellanza, di profonda solidarietà, persino d’amore, e le brutture quotidiane si stemperano in una comunione perfetta.

(…)

Ogni volta è la stessa storia, mi viene da piangere, ho un nodo alla gola e faccio di tutto per controllarmi, ma quando è troppo è troppo: a stento riesco a trattenermi dal singhiozzare. E quando c’è un canone, guardo per terra perché l’emozione è troppa tutta in una volta: è troppo bello, solidale, troppo meravigliosamente condiviso. Io non sono più me stessa, sono parte di un tutto sublime al quale appartengono anche gli altri, e in questi momenti mi chiedo sempre perché questa non possa essere la regola quotidiana, invece di un momento eccezionale del coro.

Quando il coro s’interrompe tutti quanti, con i volti illuminati, applaudono i coristi raggianti. E’ così bello.

In fondo, mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto.

Ultimo aggiornamento ( domenica 01 febbraio 2009 )
 
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